Alessia – “Mamma perché io non posso combattere sul ring?”

Alessia – “Mamma perché io non posso combattere sul ring?”

Quando una ragazza ha un obiettivo è difficile farle cambiare idea. Alessia lo ha sperimentato sulla sua stessa pelle. Quando era una bambina aveva scoperto grazie allo zio il mondo della boxe e si era appassionata talmente tanto che un bel giorno andò da sua madre e le disse “Mamma perché io non posso combattere sul ring?”. Sua madre si mise a ridere e le spiegò che quello era uno sport “da maschi”, che le bambine come lei facevano altri sport: danza, ginnastica, nuoto. Alessia andò nella sua stanza un po’ delusa, eppure non riusciva a smettere di pensare che se le cose stavano così non significava che fossero giuste.
Qualche anno dopo quando Alessia aveva appena compiuto 13 anni conobbe una persona che le avrebbe cambiato la vita. Si chiamava Pietro ed era un ex boxer che adesso insegnava educazione fisica a scuola.
Quando Alessia gli raccontò del suo sogno Pietro si offrì di aiutarla e cominciò ad allenarla di nascosto. Dopo pochi anni Alessia era già una professionista ed era pronta per la sua prima gara. Purtroppo però le gare femminili non si tenevano in Italia, lei e Pietro dovevano andare in Germania.
Alessia fu quindi costretta a dirlo ai genitori che, se in un primo momento rimasero sotto shock, si resero conto dei sacrifici che la loro bambina aveva fatto in quegli anni e acconsentirono.
Alessia vinse il campionato e cominciò la sua carriera nel mondo della boxe femminile. Una carriera che la portò a conquistare numerosi titoli internazionali ma che soprattutto la trasformò in un modello per tante altre bambine che, come lei, volevano uscire dagli stereotipi nei quali le legava la società.
In memoria di tutto ciò Alessia ha chiesto che fosse realizzato per lei un portachiavi a forma di guantone da boxe ma ricoperto di pietre luminose: forte ma splendente come lei.

 

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