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Claudio Calestani

MAURIZIO – La forza di un sogno

MAURIZIO – La forza di un sogno

A volte nella vita bisogna convivere con qualcosa di spiacevole che nessuno ha scelto ma che è soltanto capitato. Maurizio lo sa bene, perché quando aveva solo 7 anni ha scoperto di avere il diabete. Niente di che, diremmo noi, basta fare l’insulina e si può compiere una vita del tutto normale. Sì, ma non è così semplice per un bimbo di 7 anni che deve vivere per sempre con una piccola macchinetta sul fianco. Soprattutto, non è facile quando a scuola tutti ti prendono in giro perché sei diverso. Ma è ancora più difficile se il tuo sogno è quello di diventare un ballerino.
Infatti, all’età di 10 anni Maurizio scopre che la danza è la sua più grande passione e comincia a dedicarcisi anima e corpo. Il talento c’è e anche la forza di volontà, ma il mondo della danza, soprattutto classica è rigoroso soprattutto su quella che è l’estetica dei ballerini.
Se all’inizio nessun insegnante glielo faceva notare, convinti che si trattasse solo dell’hobby di un bambino, quando le cose cominciano a farsi serie quella macchinetta diventa ingombrante. È antiestetica, nessuna compagnia gli farà mai un contratto con quell’aggeggio costantemente addosso, deve cercare un piano B perché quella del ballerino non sarà mai la sua strada. Tutte queste frasi risuonano nella sua mente ogni volta che chiude gli occhi ma Maurizio non si lascia abbattere. Il bullismo subito, le critiche degli insegnanti, la sofferenza diventano passi di danza, diventano la forza e l’agilità con cui danza, diventano la resistenza e la costanza e diventano la voglia di andare avanti.
E alla fine cosa succede? Durante un saggio di danza, il recruiter di una famosa compagnia teatrale americana lo vede danzare e non riesce a staccargli gli occhi di dosso: Maurizio è in grado di trasmettere tanta di quella emozione che il recruiter non nota neanche la macchinetta.
Dopo un mese Maurizio sta già facendo le valige per raggiungere la compagnia negli Stati Uniti e indossa un gioiello speciale che ha fatto realizzare per ricordare quanto la costanza sia stata la sua unica salvezza: una piccola ancora pende dalla catenina che ha al collo.

 

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